IL TEATRO LICINIUM E IL MONUMENTO AI CADUTI



Dove una volta esisteva il “ronco dei Corti”, sulla collina dominante il Piano d’Erba ed utilizzata per la grande esposizione agricola ortofrutticola del 1904, oggi sorge imponente il Monumento ai Caduti voluto dal Podestà Airoldi e progettato dall’architetto Terragni nel 1932.

Gli anni venti e trenta furono, per Erba, particolarmente importanti per il rifiorire di significative realtà architettoniche come il Teatro Licinium ed Monumento ai Caduti per la Patria.

Proprio mentre il Licinium veniva ultimato, nel 1929, Giuseppe Terragni cominciava ad elaborare il suo nuovo progetto per il monumento che doveva sorgere attiguo al teatro all’aperto.
Non di rado, in quel periodo, Terragni veniva a curiosare presso il cantiere, dispensando anche consigli e suggerimenti. Terragni considerava le costruzioni in onore dei caduti un vero e proprio elemento urbano, la cui monumentalità era da ricercarsi nella memoria collettiva e nel legame della città. In base a questa teoria Terragni decise di appoggiare il suo monumento al pendio della collina: una scelta architettonica che ricalcava volutamente le antiche concezioni della Grecia classica.

Come il Teatro Licinium anche il Monumento ai Caduti si inserì perfettamente nel paesaggio circostante. Così come il Teatro Licinium riuscì ad esaltare la cornice naturale grazie alla sobria eleganza della sua struttura, anche il Monumento ai Caduti trovò la sua grandiosità nella scelta appropriata degli spazi.
Particolarmente importante e scenografico rimane il suo inserimento nell’ambiente con la grande scalinata in pietra, circondata da cipressi, che conduce alla sommità del colle.
Inizialmente il Monumento ai Caduti aveva inserito un altorilievo di Lucio Fontana dal titolo “Vittoria”. L’altorilievo fu rimosso nel 1936 e messo nel solaio del Municipio di Erba per essere offerto come bronzo alla patria e trasformato in cannoni.
Di questo fatto Terragni se ne risentì particolarmente esprimendo apertamente, all’amico Fontana, il suo disappunto.

La valorizzazione delle masse si traduce nell’opera di Terragni in un intervento a scala paesaggistica che trasforma la collina in un percorso ascensionale dall’accento fortemente plastico.
L’ampia scalinata, fiancheggiata da due filari di cipressi, conduce al sacrario circolare per concludersi con la terrazza delimitata da una esedra porticata in cui si alternano arcate e vani architravati.
Il dialogo tra forme concave e convesse come il piede della scalinata, la geometria del sacrario e la scenografia architettonica superiore tradiscono suggestioni michelangiolesche raccolte nel corso del suo viaggio a Roma nel 1925 ed espresse attraverso le sue opere. Mentre la struttura muraria in pietra e la soluzione terminale ad arcate danno al progetto un sapore innegabilmente novecentista, le diverse soluzioni esprimono una tendenza nuova, di rinnovamento.

Oggi, al centro del monumento, troneggia un vecchio cannone, monito e testimonianza delle passate guerre e guardia al sacrario per quelli che furono, che sono e che saranno.

Alla costruzione del monumento parteciparono come manovalanza numerosi erbesi, recuperando il materiale costruttivo nei dintorni di Erba. In particolare, le pietre squadrate della costruzione, vennero prese dalle cave di Albavilla mentre i ciottoli delle pedate degli scalini furono cavati dall’alveo del fiume Lambro e dal torrente Bove.

Particolarmente interessante è che un’opera razionalista sia stata realizzata nel territorio della nostra città ed inserita anche nell’itinerario architettonico del percorso celebrativo dell’artista, di cui si festeggia il centenario della nascita.

Giuseppe Terragni, considerato uno dei protagonisti principali e più significativi dell’architettura italiana moderna, nacque infatti a Meda il 18 aprile 1904. Nel 1926 si laureò alla Scuola Superiore di Architettura del Politecnico di Milano e, nello stesso anno, fondò con alcuni amici il “Gruppo 7” che raccoglieva numerosi esponenti dell’architettura razionalista italiana.

Egli lasciò numerose testimonianze di architettura moderna a Como, tra cui la famosa “Casa del Fascio” dove meglio espresse la moderna originalità dei suoi progetti, con soluzioni architettoniche nuove e futuribili.

Richiamato alle armi nel 1939, Terragni venne inviato sul fronte Russo da dove tornò fisicamente e mentalmente provato.
Morì improvvisamente, a soli 39 anni, il 19 luglio 1943, ed il suo corpo riposa nella tomba di famiglia nel cimitero di Lentate sul Seveso.

Il Monumento ai Caduti di Erba, per il suo aspetto volumetrico e la scenograficità delle forme rimane una testimonianza importante della creatività di Terragni ed una delle opere più rappresentative realizzate dal maestro dell’architettura razionalista.