IL BUCO DEL PIOMBO


 

Il Buco del piombo è un’imponente grotta naturale situata nel comune di Erba, nelle Prealpi comasche a una quota di 695 m sul livello del mare.

La grotta fa parte di un complesso carsico formatosi nella roccia calcarea di età Mesozoica vicino alla località detta Alpe del Viceré collocata all’interno della Riserva naturale Valle Bova.

Si apre su una bianca parete verticale con una imboccatura di dimensioni ciclopiche: 45 metri di altezza e 38 di larghezza. La galleria visitabile è lunga 300 metri, il resto della grotta, accessibile agli speleologi è lungo qualche Kilometro, costituendo un sistema carsico composto dalle grotte Buco del Piombo, Grotta Lino e Grotta Stretta esteso per circa 6.500 metri.

All’interno sono presenti alcuni fenomeni concrezionati di stalattiti e stalagmiti.

La presenza umana è documentata fin dal periodo paleolitico dal ritrovamento di vari reperti litici, e fu abitata anche dall’uomo di Neanderthal. La grotta era sede di estrazione di pietra silicea per la produzione di utensili, i nostri antenati probabilmente non vi abitavano in maniera continuativa, per via del freddo, dell’umidità e della presenza di orsi delle caverne in letargo.

L’orso delle caverne (Ursus spelaeus) fu infatti il principale abitatore di questa caverna nell’ultimo periodo glaciale (fino a 15.000 anni fa circa), di questo animale sono stati rinvenuti numerosi resti ossei all’interno della grotta.

Le strutture murarie presenti all’interno del grande androne di accesso alla grotta sono state datate alla metà del VI secolo d.C.[2], in base ai risultati delle analisi al radio-carbonio di alcuni frammenti lignei ritrovati all’interno di uno dei tanti fori pontai presenti nella roccia e documentano una continua presenza umana in epoca tardo romana e medioevale, fino al XVI secolo. Il luogo fu infatti usato come fortino difensivo nei periodi di guerra. Durante il periodo tardo-romano avrebbe fatto parte di un sistema di torri di segnalazione di cui facevano parte anche le fortificazioni di Lecco, di Castelmarte, del Baradello, del Colle di San Maffeo e di Castelseprio.

In epoca moderna la grotta è divenuta oggetto di visita da parte di studiosi e turisti. Tra questi ultimi è da ricordare la regina Margherita di Savoia.

L’accesso, che sorge su proprietà privata, è rimasto poi chiuso per molti anni fino al 1998 quando un accordo con il comune di Erba ne ha consentito la riapertura.

Nell’ambiente buio, umido e freddo vivono diverse specie di insetti, crostacei, platelminti e pipistrelli. In passato, durante l’era glaciale, la caverna era frequentata dall’orso delle caverne, di cui sono stati rinvenuti molti resti ossei, tra cui alcuni scheletri completi.

A causa della progressiva oscurità, la vegetazione si riduce proseguendo verso l’interno della grotta. Nell’androne di ingresso è presente il tasso e la spaccapietre Ceterach officinarum. La prima decina di metri della grotta, ancora raggiunta dalla luce solare, ospita vari tipi di felci, queste infatti sono piante che prediligono i luoghi umidi come le grotte.