I PORTICI DI PIAZZA MERCATO


 

In un documento del 1439, viene individuata la presenza di un “mercato” nei pressi dell’antica chiesa plebana di Incino.

É quindi probabile che, nelle vicinanze dell’edificio religioso, ci fosse, in quel periodo, un largo spazio destinato al posteggio degli animali, dei carri e delle mercanzie, oltre ad un terreno collettivo destinato agli scambi commerciali.

Il cuore del vecchio mercato è rimasto nei pressi della chiesa di Santa Eufemia e gli odierni portici sono ciò che rimane dell’antico mercato coperto cioè quell’area che, in passato, serviva ad ospitare gli animali e le diverse mercanzie.

La prima costruzione dei portici e la sistemazione della piazza risale al 1790 quando, alcuni possidenti erbesi, ottennero dal governo l’autorizzazione a vendere dei beni comunali, forse l’antico vigano di proprietà comune, ed utilizzare il ricavato della vendita per una sistemazione più idonea alle nuove esigenze della piazza. Successivamente, i portici vennero modificati nel 1827/28 con un progetto dell’ingegner Corti di Pomerio, che riprese il disegno degli antichi portici brianzoli, usati per l’esposizione e la vendita di diverse merci ed anche del bestiame.

All’esterno dei portici sono ancor oggi visibili gli anelli che servirono a legare gli animali per mostrare così, ai probabili avventori, la propria mercanzia. Allora come oggi, il mercato si teneva settimanalmente ogni giovedì mattina ed i venditori giungevano da ogni parte dalla Brianza. In un elenco compilato nel 1864, si contavano 86 venditori, di cui solo tre erano di Incino; il numero maggiore delle bancarelle era costituito dai trenta venditori di panni, tele cotonate e simili, seguiti da tredici venditori di granaglie.

Le bancarelle di prodotti alimentari erano dodici, per quanto riguardava il formaggio ed il burro, mentre i fruttivendoli erano otto come anche i calzolai, e gli zoccolai raggiungevano il numero di nove bancarelle. Infine, esponevano la loro mercanzia anche cinque venditori di farina gialla e cinque prestinai. Concludevano la lista degli ambulanti l’esiguo numero (uno o due) di venditori di cappelli, di cuoio e di canestri.

Il Mercato di Incino era anche famoso, prima della costituzione della fiera del bestiame, per la vendita al minuto da parte dei diversi commercianti di prodotti utili alla povera gente, alle massaie ed ai contadini che al mercato trovavano una vasta scelta di generi alimentari e di oggetti d’uso comune.

Quando nel 1869 vennero istituite le fiere del bestiame, al mercato gli affari all’ingrosso subirono un calo non indifferente, ma non perdettero certo importanza i piccoli acquisti di oggetti e prodotti d’uso quotidiano che, a volte, procuravano lo stesso giro d’affari riservato alla compravendita del bestiame.

Nel Consiglio Comunale del 9 ottobre 1868 si faceva notare che: “…ilpubblico mercato settimanale, attivato da gran anni, può dirsi uno dei mercati principali della Provincia, per la grande e spaziosa piazza coperta in appositi portici di vivo a comodo dei negozianti”.

É singolare sottolineare la vivacità della piazza che, come ieri si presentava ricca di carri, carretti, pedoni e pittoresche voci di venditori, oggi continua ad essere un punto di aggregazione importante ed un richiamo caratteristico settimanale sia per i cittadini erbesi e sia per gli abitanti dei paesi limitrofi.